2/12/2012

<= 1 Dicembre                                                                                                                                                             3 Dicembre =>

Caro diario,2012-12-02--

mi sono concesso d’alzarmi con calma dopo un buon sonno spazzino.

Entro a DINAMICA verso le undici ed inizio a sistemare. Ci sono cose del proprietario del locale che avevo ammucchiato in fondo ma che decido di spostare nel soppalco, per tre motivi:

– Non voglio che si mischino con i materiali che abbiamo già iniziato ad accumulare.

– Ci sarà forse un laboratorio per bambini gestito dalle riciclamiche (che prima o poi dovrò conoscere) ed è il caso che si faccia un po’ di ordine e pulizia.

– E’ meglio essere pronti a spostare tavolo e sedie nel caso la sala polifunzionale interna debba ospitare laboratori sul corpo, performance, migrazioni di elefanti o quantaltro.

Alla fine ricavo anche uno spazio magazino ed ufficio sulla terrazza interna del soppalco… è incredibile quanto sia grande questo posto.2012-12-02-

Sfogata l’energia fisica in eccesso e la compulsività, me ne resto a pulire, spostare cose, dare un senso. Ho da fare la grafica del biglietto da visita di DINAMICA ma oggi sono poco ispirato per lavori di concetto.

Per la via, Pietro e Giuseppe continuano a spostare vasi di piante ed ogni tanto mi fanno visita. Pietro mi manda una sua amica, Giulia, perchè le spieghi cosa stiamo facendo, così riesco anche a far due chiacchiere.

Sono positivo ma mi sento un po’ solo e, non avendo soldi, internet e cellulare, non posso nemmeno chiamare qualcuno. La perdita del telefono è un bel guaio, in questo periodo così denso, ma cerco di trovarne il senso: niente accade per caso. L’universo mi sta forse spingendo a concentrarmi sui rapporti faccia a faccia? Mi sta dicendo che la tecnologia non fa per me? Mi sta suggerendo di non mettere le cose in tasca ed invece girare con la borsa? Mi sta ricordando che le difficoltà temprano il carattere? Mah. Ricordo i bei tempi quando non c’erano cellulari e facebook – sembrano secoli ma sono una manciata d’anni – e tutti ci s’incontrava comunque senza difficoltà. Ora se non hai il telefono ti senti fuori dal mondo, le persone difficilmente alzano il sedere se c’è il rischio di non trovarti, come se tutto dovesse sempre andare per una via definita e programmata. Una volta si usciva e, se trovavi chiuso o non incontravi chi volevi, andavi semplicemente da un’altra parte e magari ti divertivi anche di più. O alla peggio stavi solo a passeggiare o a bere un cappuccino in un bar leggendo un libro o il giornale, che poi non è peggio, semmai meglio.

S2012-12-02---ono vittima della solita indefinita nostalgia prenatalizia, che mi porta a divagare.

Giuman e la tipa bionda della quale non so ancora il nome mi hanno procurato una strana poltrona color panna, che trasporto con vigore ed appoggio temporaneamente nel salottino all’ingresso.

Scopro che c’è la possibilità di attaccare la luce all’esterno ma il faro non è collegato e mi servirà un elettricista. Mi fanno notare che devo stare attento con le spese per la corrente. Saggio avviso.

Poi mi passa a trovare Linda, che m’invita a prendere un caffè a casa di suoi amici, così chiudo e la seguo.

Più tardi, facciamo una passeggiata per il centro ma ad un certo punto il fatto di aver saltato sia il pranzo che la cena mi provoca un leggero calo di pressione che oltretutto genera uno stato depressivo che alimenta certe mie frustrazioni. Non ho voglia di tornare a casa, non ho voglia di stare da solo, non ho voglia di lavare i piatti e cucinare. Mi colpiscono pensieri di morte.

Penso che probabilmente non avrò una vita molto lunga, che camperò quanto basta per pubblicare un libro e poi sparire da questo misero mondo. Capisco la paura che molta gente ha della morte ma non la condivido. Affatto. E’ una vita che combatto con pulsioni contrarie, che mi spingono a desiderare quel dolce riposo. Qualsiasi cosa possa accadere dopo la morte, una cosa è certa: almeno per un po’ si abbandona la materialità coi suoi limiti, le sue paure, i suoi desideri, la sua inerzia e la fatica.ORB a dinamica

Pubblicare un libro è praticamente l’unica cosa che voglio fare, anche se non è per ora. Prima siamo passati al Caffè della Penna, dove una ragazza stava leggendo i Racconti Perugini. C’è un mio racconto ed ho provato una gran gioia. Non sarebbe stato lo stesso per una foto appesa alla parete o un robottino sul bancone.

Scrivere, scrivere è l’unica attività che sento davvero necessaria alla mia sopravvivenza psichica, anche scrivere qualcosa senza alcuna pretesa, come te, diario di DINAMICA. Spero di non averti offeso.

Ma a casa poi mi sento male. Ho la forza appena di cucinarmi una crema di ceci e broccoli da spalmare sui creakers (o come diavolo si scrive) e poi guardarmi una stupida puntata di star trek a letto.

Alle undici mi addormento quasi, ma dopo due ore mi viene sete, mi alzo e non mi riaddormento più. Ma questo lo sai, diario, visto che sono le quattro passate e ti sto scrivendo dopo aver fatto le grafiche che dovevo fare nel pomeriggio.

Erano giorni che non pensavo ai miei problemi affettivi ma l’essermi preso del tempo libero per camminare per Perugia sotto gli addobbi li ha ritirati fuori.

So che questo periodo ho tanto d’altro da fare, ma sento ovviamente la mancanza di un semplice, intimo, naturale, affettuoso contatto umano che duri più del tempo di un abbraccio-quando-sei-malato.

Spostare oggetti pesanti tutto il giorno e fare chilometri a passo spedito sono pessimi palliativi, ma mi devo accontentare.fabfabfumoso

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