30/11/2012

<= 29 Novembre                                                                                                                                                        1 Dicembre =>

Caro diario,

mi sono imposto al risveglio di restarmene a letto almeno un’altra ora. Il sonnacchiamento è rigenerativo e lo lascio sfumare con calma, mentre i pensieri sul mondo della veglia s’insinuano piano piano, goccia a goccia. Combatto la loro irruenza con qualche fantasia d’amore ma poi mi rendo conto che questo periodo non ho tempo per fare l’adolescente romantico: le mie frustrazioni devono aspettare, ora ho da fare tante tante cose, essere, come mi ha scritto il Marga, un portatore sano di bellezza.

Così mi alzo: oggi non ho impegni precisi, così potrò dedicarmi a ciò che ho voglia di fare. Decido d’iniziare con la scrittura. Ho scoperto da tempo che se non scrivo qualcosa ogni giorno sto male, analogamente a quanto raccontava Ray Bradbury della propria esperienza quotidiana.

Ma mentre sto infilando i pantaloni squilla il telefono. E’ Fabrizio Corvi che mi chiede della riunione dell’associazione Libero Pensatore della scorsa settimana che si è perso per una sorta di strano missing time. Devo ancora prendere il caffè e la mia voce è roca e latente. Mi rullo una sigaretta con una mano sola e chiacchieriamo per una mezzora buona.

Ha idee interessanti sull’occupazione di uno spazio per farne un set di posa permanente aperto a chi voglia usarlo; lui ci metterebbe alcuni materiali. Questo coincide con la mia idea di fare una camera oscura a prezzi minimi aperta al pubblico e di dare un carattere unico agli spazi a disposizione (invece di farne semplicemente spazi espositivi per nutrire la vanità degli artisti).

Una Via dell’Arte, come si diceva nella prima riunione di Fiorivano le Viole, costituita da svariati poli tematici. La fotografia potrebbe rappresentare uno di questi poli. Condividiamo l’idea che la crisi sia un’opportunità per far vedere che SI PUO’ FARE, si può fare dell’arte uno strumento per rilanciare una società in decomposizione e, viceversa, si può nutrire l’arte con le energie inespresse di una società assetata di vita e cambiamento. Vogliamo dimostrarlo a tutti quelli che non lo sanno, con l’esempio pratico (l’unica via, del resto).

Fabrizio ha visto come sto lavorando e credo abbia riconosciuto la purezza d’intenti che sottende ogni mia azione, così qualcosa in lui risuona. E’ così che si fa: nessuna forzatura. Ed un equilibrio dinamico fra discussioni sui massimi sistemi ed una operatività pratica e concreta.

Quando chiudo la telefonata mi accorgo che sto congelando: non ho ancora acceso i riscaldamenti, abbottonato i pantaloni e messo il maglione, ed i miei sensi più basilari, gusto ed olfatto, reclamano la loro parte, quel liquido marrone viscoso che è base fondante della mia dieta.

Caffè, dunque, zucchero ed altre sigarette. E capisco che l’universo oggi ha deciso di gratificarmi: è bello avere feedback così positivi già un minuto dopo essersi alzati. Mi rinfranca verificare ciò che so, che non sono poi così solo ed incompreso come ha creduto di essere (per molti anni) una versione di me che ora è fortunatamente morta; che l’influsso costante ottiene risultati insperati, che la perseveranza verrà premiata, che la rinascita è quotidiana e sempre possibile.

La tastiera ticchetta dei miei pensieri e mi richiama al concreto. A questo suono mi sveglierò senza fretta, mentre la casa si scalda. E mi scalderò anch’io di un sorriso che negli ultimi due giorni ha faticato ad emergere. A volte, ho davvero un brutto carattere.

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